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Agricoltura urbana per la sostenibilità sociale

1 Maggio 2017
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Sostenibilità ambientale, spazi comuni e cibo a km 0

Il contesto urbano si sta rivelando sempre più una scuola di formazione per abitanti e istituzioni. Le politiche ecosostenibili e la necessità di rendere le città più vivibili sia dal punto di vista ambientale che sociale hanno sviluppato nuove pratiche di creatività e di recupero di aree urbane dismesse che oltre a riqualificare il territorio rafforzano anche le comunità che vi abitano.

L’agricoltura urbana è una di queste pratiche. Un fenomeno sempre più diffuso, a tal punto che le superfici dedicate agli orti urbani sono triplicate negli ultimi anni, trasformando tale pratica in una strategia di politica urbana destinata a determinare, insieme alle politiche relative ai trasporti e all’ambiente, la sostenibilità delle città future e non solo.

Si tratta di spazi destinati alla coltivazione ricavati all’interno di aree di verde pubblico o in aree dismesse che vengono assegnati dai Comuni ai cittadini, che diventano partecipanti attivi allo sviluppo del proprio territorio. Ciò aumenta la consapevolezza di appartenere al proprio quartiere, alla propria città e restituisce ai cittadini il significato materiale e simbolico dell’essere abitanti.

I giardini e gli orti urbani si configurano quindi come strumenti di sviluppo sostenibile, in quanto favoriscono l’autoproduzione del cibo, riducendo e talvolta eliminando le distanze dal luogo di produzione a quello della vendita, ma allo stesso tempo facilitano l’aggregazione e anche l’integrazione migliorando situazioni di disagio e di esclusione.

Gli orti urbani possono diventare infatti veri e propri spazi di aggregazione dove far incontrare fasce sociali e generazionali differenti, oltre che uno strumento per inserire il cittadino nell’ambiente in cui vive. In sintesi si può affermare che queste nuove pratiche di sviluppo urbano costituiscono importanti strumenti per lo sviluppo ambientale, sociale ed economico delle nostre città.