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Dalla Cina un modello di sviluppo sostenibile

30 Maggio 2017
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L’urban farming come strategia sostenibile per rilanciare l’agricoltura

Il fenomeno dell'urban farming si sta sviluppando molto rapidamente soprattutto nelle grandi città dove più forte è l'impatto dell'azione dell'uomo. Nelle metropoli ad alta densità e ad elevati tassi di inquinamento, le fattorie urbane, nate per motivi di natura economica e lavorativa, rappresentano una soluzione alla crisi dell'agricoltura secondo un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

In Cina, come in altri grandi paesi in via di sviluppo, l’abbandono delle campagne sta diventando un fenomeno devastante per la stabilità socio-ambientale. Con l’abbandono dei territori rurali è inevitabile la diminuzione della manodopera impegnata nel settore agricolo. E in un Paese dove solo il 10% del territorio è coltivabile a causa dei gravi problemi di inquinamento lo scenario è critico.

In risposta a tale crisi e per contrastare la crescita indiscriminata delle grandi metropoli, già da qualche anno i contadini cinesi si sono impegnati per favorire lo sviluppo sostenibile del proprio Paese ed hanno suggerito un nuovo modello di coltivazione: le “urban farming”, fattorie urbane in città dove frutta, verdura, ortaggi e animali da allevamento crescono a pochi passi da banche, negozi e appartamenti.

Rapporti del WWF evidenziano come alcune realtà cinesi siano prossime al raggiungimento della propria autosostenibilità alimentare attraverso queste nuovi modelli di coltivazione eco-friendly, un obiettivo fondamentale per garantire condizioni di vita decorose alla popolazione del pianeta negli anni a venire.

Gli effetti green delle urban farming sono numerosi: la filiera corta, in quanto i prodotti generalmente vengono venduti entro un raggio di 10 km dal luogo di produzione; il conseguente abbattimento dei costi di trasporto; la realizzazione di spazi verdi entro i confini della città; il susseguente miglioramento della qualità dell’aria; la creazione di nuovi posti di lavoro.